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Antoniadis

Sabato 31 gennaio 2009 alle ore 18.30 si inaugura la mostra fotografica personale di Stefanos Antoniadis presso La Young Photo Gallery c/o Sfizio Break Bar di Riviera Tito Livio 35, Padova.

La Mostra fotografica presenta 25 scatti a colori di particolari del mondo che ci circonda che spesso sfuggono alla nostra a attenzione. Il titolo della mostra è Infra-ordinario.

Gli orari di apertura saranno dalle 8 alle 12 e dalle 15 alle 24. Giorno di chiusura domenica. Ingresso libero.

La mostra rimarrà aperta fino al 28 febbraio.

Questa è l'XI mostra organizzata da La Young Photo Gallery che è a cura di Roberta Lotto e Sergio Bergami

 

Stefanos Antoniadis nasce in provincia di Padova nel 1982 da padre greco e madre italiana; grazie ai viaggi tra le due patrie vive fin dalla giovanissima età l'interazione delle due culture. Compie il percorso di formazione scolastica in Italia, coronando l'interesse per gli studi scientifici e creativi con la laurea in architettura nel 2006. Da allora svolge l'attività di architetto coltivando inoltre occasioni di collaborazione e contatto con scuole ed ambiente universitario di architettura.

Negli ultimi anni ha partecipato ad eventi fotografici a più livelli vincendo il primo premio per la copertina dello stradario di Udine (Tuttocittà 2006), ottenendo segnalazioni (2005, 2006, 2007) ed un secondo premio (2008) in concorsi ed esposizioni di quartiere, pubblicando proprie foto su opuscoli educativi ed informativi (Osvaldo, Fino in cima). Numerose esperienze di viaggio, entro e oltre i confini europei, sono state valide occasioni per sviluppare unitamente capacità d'osservazione e ricerca fotografica personale. Affianca tuttora all'attività principale di progettazione architettonica quella di fotografo e grafico a servizio di aziende che operano nell'architettura; suoi progetti per concorsi nazionali ed internazionali sono apparsi in festival di architettura, mostre, pubblicazioni e siti web; sue foto sono impiegate in siti web, cataloghi e pubblicità su riviste specializzate di settore come TILE Italia, I MUST della ceramica, ART>LAB design digest, CE international.

 

Infraordinario. L'ordinario ha assunto ormai una connotazione negativa. La gente si compiace e si nutre essenzialmente dello straordinario, o meglio di ciò che i mass-media e le lobby governative-commerciali indicano alle masse come tale. Anche i giornali e i telegiornali parlano oramai di tutto fuorchè del giornaliero: solo atteggiamenti o fonti fuori dall'ordinario godono di attenzione e visibilità. La pulsione verso il sensazionale e la mania di ostentazione hanno comportato una progressiva perdita di quei saperi ordinari intesi come basilari, logici, puri, ancestrali. Continue realtà prodotte in serie, che ambiscono ad essere tali ma che tali non sono, ubriacano le masse che non riescono più a discernere ciò che è reale, a dare il giusto peso alle cose. Io non sono un tecnico della foto, non faccio della strumentazione e della tecnica fotografica la mia passione, né della prefigurazione dello scatto la molla del mio diletto. Sono piuttosto un attento osservatore, affascinato dalla varietà dell'ordinario, dalla bellezza del banale, dalla validità della semplicità, dall'originalità della normalità. Camminando e perdendomi, il mio sguardo viene attirato da paramenti murari, da lacerti di intonaco lievemente sollevati, da superfici e materiali, da modanature, da tubazioni, da inferriate, da reti. Questi elementi dell'ordinario innescano una riflessione induttiva anzichè deduttiva, che parte dal particolare per comprendere il generale, dal microcosmo al macrocosmo. Trovo che certi frammenti inoltre celino una poesia imbarazzante nel caos disciplinato del tessuto urbano. Quando scatto, nutro fin dal primo istante il desiderio di condividere l'immagine con chi mi è vicino, per "far vedere ciò che ho visto anch'io", per far capire ciò che ho appreso anch'io leggendo quel brano di luogo, sinceramente ammaliato dalle realtà ordinarie scoperte viaggiando, come se catturando l'immagine si potesse carpire una parte del senso delle cose. E' con questo spirito che credo alla mostra come una vetrina per la diffusione dei valori dell'evidenza, dell'abitudine, della semplicità, della quotidianità da ricercare tra l'ordinario (infra-ordinario) anzichè fuori dall'ordinario (extra-ordinario, ovvero straordinario). Questi principi, tra l'altro, costituiscono la base del pensiero realizzativo e progettuale di uno sviluppo sostenibile, riguardi esso la struttura materiale della nostra rete del vivere (l'architettura, le infrastrutture) o immateriale (la società, la struttura politica), ambiti che non riesco a tenere come scissi. Forse sarà possibile innescare un percorso di presa di coscienza conferendo ai ritagli di banalità il canone di eccellenza che meritano di avere.

 

La Young Photo Gallery - Riviera Tito Livio, 35 - Padova - Italy