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Enzo Comin

Questo progetto ha preso forma dall’idea che se una persona va in giro con la propria immagine appesa al collo, non si può nascondere, o meglio, non può nascondere certe parti di sé, perché la foto, mantiene tutto allo scoperto.

Ci sono dei versi che ho scritto tanti anni fa, che già parlano di questa idea: un uomo che si preoccupa di non rendere visibili certi particolari del proprio aspetto che considera antiestetici, purtroppo questi sforzi sono vani perché ha questa immagine appesa al collo che tiene ogni cosa palese.

Le persone rappresentate, sono passanti che incontro per strada che invito ad affrontare qualche minuto in cui si ritrovano con la fotografia di sé stessi in mostra sul proprio abito. Nell’immaginare la concretizzazione di questo progetto, ho previsto che le persone avrebbero reagito nelle maniere più diverse: infatti, è questo che avviene.

Alla persona che incontro propongo prima di essere fotografata con la polaroid istantanea, poi di applicare con il nastro di carta l’immagine addosso, e finalmente esser fotografata con la reflex. La gente, principalmente, accetta per curiosità, spesso si entusiasma all’idea di questa collaborazione.

Fino a che la polaroid non si sviluppa, tutte le persone reagiscono allo stesso modo, però quando l’istantanea è pronta ed è applicata all’abito, le reazioni sono le più differenti. Molte persone, addirittura, un poco s’inquietano quando si accorgono che vengono fotografate due volte.

L’elemento che accende la reazione è, infatti, il rendersi conto che, appunto, alla fine si otterrà la loro immagine che mostra addosso un’altra fotografia di sé. Di certo, questo è un lavoro sull’identità, ma la cosa che più è interessante è appunto lo scatenare le reazioni delle persone fotografate in maniera doppia. Per di più, per concentrare il risultato su questo lato, aspetto di scattare quando il soggetto guardava nell’obiettivo, mentre, i primi tempi, fotografavo la persona quando non mi guardava, cioè inaspettatamente. Così facendo, però, la polaroid sul petto diveniva come un particolare dell’abito, un accessorio.

Ho compreso quanto personale diventava la foto finale poiché si può godere di un “ritorno” dello sguardo nella fotografia, quasi una “reciprocità” fra chi è fotografato (mentre guarda l’obiettivo) e chi guarda la foto. Questo accade perché la persona rappresentata guarda chi sta osservando la fotografia, il quale, a sua volta, guarda la polaroid sul petto…

Le fotografie sono scattate per strada, e rappresentano per i soggetti che sono fotografati dei “fuori programma”. Di conseguenza, nel chiedere e ottenere una posa, interrompo delle attività, degli impegni altrui. A ciò si aggiunge che per ricercare i soggetti, vago attraverso un quartiere senza avere ogni volta delle tappe precise.

Per questi motivi, mi capita di ritrovarmi in situazioni di movimento e luce che non sempre ho previsto, allora tengo sempre con me una pellicola che riesce in qualsiasi occasione a darmi l’effetto che io ho pensato. Ciò è dovuto ad un’alta sensibilità che conferisce un’altra caratteristica da me apprezzata e quindi cercata: una grana evidente. È che quest’elemento è come se andasse a presentarsi come un filtro, o meglio, come se sporcasse l’immagine: sono questi i fattori che aiutano a conferire un maggior realismo, secondo me.

Al di là dei vari ambienti in cui posso ritrovare a fare la foto, il bianco-e-nero permette di omologare ogni scatto in modo armonico, come un filo conduttore. Nel riguardare questa selezione di immagini, che abbraccia indistintamente diversi giorni di lavoro e anche differenti quartieri in cui ho fatto gli scatti, mi rendo conto che ho l’occasione di fare delle osservazioni ulteriori sulle persone. Ad esempio, nel centro città ho fatto maggior fatica a coinvolgere i passanti rispetto agli incontri che ho avuto nei quartieri più periferici e anche nelle zone in cui sono presenti, in modo più evidente, problemi sociali.

Addirittura, posso affermare che in questi ultimi, sovente sono i passanti stessi a chiedermi informazioni su cosa abbia intenzione di fare con le macchine fotografiche oppure mi anticipano domandandomi di essere fotografati.

La Young Photo Gallery - Riviera Tito Livio, 35 - Padova - Italy